Gruppi di Acquisto Solidale: spunti dopo il primo incontro sulla Sharing Economy

[:it]Warehouse Coworking Factory apre il nuovo anno di incontri e “NonConferenze” dedicati all’Economia Collaborativa incontrando alcuni GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) del territorio.

La sharing economy si sta diffondendo anche nelle nostre realtà locali, più o meno consapevolmente, tornando ad avvicinare le persone, a ridurre le distanze tra individui e dando vita ad un radicale e profondo cambiamento negli stili di vita e di lavoro. Complici il diffondersi delle tecnologie digitali e la crisi che agisce da “propulsore”, oggi sempre più luoghi, spazi e tempi di lavoro e consumo vengono condivisi. Di questo nuovo cambiamento ci sentiamo un po’ parte anche noi, che condividiamo ogni giorno idee, progetti, attività e opportunità con tutti i nostri coworkers; ne sono parte i GAS, con i modelli di acquisto condiviso che mettono in relazione diretta produttori e consumatori.

Cos’è un GAS?

Un gruppo di acquisto è un insieme di persone che decidono di incontrarsi abitudinalmente per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra i membri stessi.

Il criterio guida nelle scelte quotidiane è quello di portare avanti un modo alternativo di consumare, a privilegio di produzioni biologiche e a km 0, ma anche quello di “solidarietà”, che si esprime sia nei confronti degli altri membri del gruppo, che nei confronti del territorio nel suo insieme.

Chi partecipa ad un GAS, infatti, non può semplicemente “ordinare e ricevere” la merce, ma si impegna a partecipare attivamente alle attività, occupandosi volontariamente, a turno, di organizzare le consegne, fare da referente di un prodotto, preparare le riunioni, ecc.

Quali motivazioni nella partecipazione ai GAS?

La motivazione che guida all’adesione ad un GAS non è quasi mai (o perlomeno, non del tutto) il risparmio economico a tutti i costi.

Quello che gli aderenti cercano, oltre al risparmio, è:

– sposare uno stile di vita basato su eticità e rispetto per l’uomo e l’ambiente

– recuperare e mantenere relazioni tra abitanti dello stesso luogo

– preservare l’origine dei prodotti consumati, a favore di quelli biologici e locali

– avere occasioni di confronto e di crescita sui nuovi modelli di sviluppo possibile, in alternativa al capitalismo “a tutti i costi”

Cosa emerge dal primo incontro con la rete di GAS locali?

Sicuramente, che sul territorio c’è una grande capillarità di iniziative sui Gruppi di Acquisto, e che le stesse possono funzionare proprio in virtù della dimensione micro-locale e limitata dei gruppi (20-30 famiglie max), che ne permettono sia una migliore gestione, che l’attivarsi di relazioni di amicizia e collaborazione più strette.

Infatti, emerge dal confronto che laddove il numero di soci aumenta, è necessario creare un sistema organizzativo più strutturato e verticalizzato, dove è anche più difficile ripartire i ruoli e permettere a tutti equamente di partecipare alle attività operative.

Un altro spunto emerso, è il fatto che nonostante i GAS locali tra loro si conoscessero, per vicinanza, sono pochissime le attività congiunte che vengono sviluppate. Inoltre, sui GAS più piccoli le attività sono effettivamente limitate alla distribuzione di alimenti, mentre fanno più fatica a prendere piede iniziative di sharing come la “banca del tempo” o il “car sharing”.

Alcune considerazioni sui produttori

Abbiamo anche notato come i produttori si dividano sostanzialmente in due categorie:

  • i micro produttori locali che riforniscono un unico GAS, a volte anche con ordinativi su misura (come piccoli coltivatori che realizzano orto su misura in base alle richieste del GAS)
  • aziende bio più strutturate che riforniscono più GAS sullo stesso territorio (per le quali il GAS diventa  a tutti gli effetti un canale di vendita molto strategico)

A livello “digitale”?

In tutto questo, le nuove tecnologie web e social agiscono da “facilitatori” delle dinamiche di organizzazione del GAS. Ad esempio, si usa molto mailing per aggiornare i soci sulle attività, documenti condivisi per gestire ordini e consegne, gruppi Facebook e Whatsapp per comunicare velocemente e in tempo reale. Nonostante questo, i GAS sembrano ancora poco digitalizzati, sia a livello di struttura web (molti non hanno un proprio dominio web), sia per il fatto che non ci sono risorse (né a volte interesse) ad investire cifre in comunicazione “verso l’esterno”.

A tal proposito si potrebbe organizzare in maniera “condivisa” una piccola formazione digitale dedicata ai GAS: alcuni semplici strumenti per innovarsi nei flussi interni e nella comunicazione verso potenziali interessati.

Per noi, la partita è aperta… ci vediamo al prossimo AperiTalk condiviso!

Simone Moriconi e Laura Sgreccia[:en]ISCRIVITI

 

Warehouse Coworking Factory apre il nuovo anno di incontri e “NonConferenze” dedicati all’Economia Collaborativa incontrando alcuni GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) del territorio.

La sharing economy si sta diffondendo anche nelle nostre realtà locali, più o meno consapevolmente, tornando ad avvicinare le persone, a ridurre le distanze tra individui e dando vita ad un radicale e profondo cambiamento negli stili di vita e di lavoro. Complici il diffondersi delle tecnologie digitali e la crisi che agisce da “propulsore”, oggi sempre più luoghi, spazi e tempi di lavoro e consumo vengono condivisi. Di questo nuovo cambiamento ci sentiamo un po’ parte anche noi, che condividiamo ogni giorno idee, progetti, attività e opportunità con tutti i nostri coworkers; ne sono parte i GAS, con i modelli di acquisto condiviso che mettono in relazione diretta produttori e consumatori.

Cos’è un GAS?

Un gruppo di acquisto è un insieme di persone che decidono di incontrarsi abitudinalmente per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra i membri stessi.

Il criterio guida nelle scelte quotidiane è quello di portare avanti un modo alternativo di consumare, a privilegio di produzioni biologiche e a km 0, ma anche quello di “solidarietà”, che si esprime sia nei confronti degli altri membri del gruppo, che nei confronti del territorio nel suo insieme.

Chi partecipa ad un GAS, infatti, non può semplicemente “ordinare e ricevere” la merce, ma si impegna a partecipare attivamente alle attività, occupandosi volontariamente, a turno, di organizzare le consegne, fare da referente di un prodotto, preparare le riunioni, ecc.

Quali motivazioni nella partecipazione ai GAS?

La motivazione che guida all’adesione ad un GAS non è quasi mai (o perlomeno, non del tutto) il risparmio economico a tutti i costi.

Quello che gli aderenti cercano, oltre al risparmio, è:

– sposare uno stile di vita basato su eticità e rispetto per l’uomo e l’ambiente

– recuperare e mantenere relazioni tra abitanti dello stesso luogo

– preservare l’origine dei prodotti consumati, a favore di quelli biologici e locali

– avere occasioni di confronto e di crescita sui nuovi modelli di sviluppo possibile, in alternativa al capitalismo “a tutti i costi”

Cosa emerge dal primo incontro con la rete di GAS locali?

Sicuramente, che sul territorio c’è una grande capillarità di iniziative sui Gruppi di Acquisto, e che le stesse possono funzionare proprio in virtù della dimensione micro-locale e limitata dei gruppi (20-30 famiglie max), che ne permettono sia una migliore gestione, che l’attivarsi di relazioni di amicizia e collaborazione più strette.

Infatti, emerge dal confronto che laddove il numero di soci aumenta, è necessario creare un sistema organizzativo più strutturato e verticalizzato, dove è anche più difficile ripartire i ruoli e permettere a tutti equamente di partecipare alle attività operative.

Un altro spunto emerso, è il fatto che nonostante i GAS locali tra loro si conoscessero, per vicinanza, sono pochissime le attività congiunte che vengono sviluppate. Inoltre, sui GAS più piccoli le attività sono effettivamente limitate alla distribuzione di alimenti, mentre fanno più fatica a prendere piede iniziative di sharing come la “banca del tempo” o il “car sharing”.

Alcune considerazioni sui produttori

Abbiamo anche notato come i produttori si dividano sostanzialmente in due categorie:

  • i micro produttori locali che riforniscono un unico GAS, a volte anche con ordinativi su misura (come piccoli coltivatori che realizzano orto su misura in base alle richieste del GAS)
  • aziende bio più strutturate che riforniscono più GAS sullo stesso territorio (per le quali il GAS diventa  a tutti gli effetti un canale di vendita molto strategico)

A livello “digitale”?

In tutto questo, le nuove tecnologie web e social agiscono da “facilitatori” delle dinamiche di organizzazione del GAS. Ad esempio, si usa molto mailing per aggiornare i soci sulle attività, documenti condivisi per gestire ordini e consegne, gruppi Facebook e Whatsapp per comunicare velocemente e in tempo reale. Nonostante questo, i GAS sembrano ancora poco digitalizzati, sia a livello di struttura web (molti non hanno un proprio dominio web), sia per il fatto che non ci sono risorse (né a volte interesse) ad investire cifre in comunicazione “verso l’esterno”.

A tal proposito si potrebbe organizzare in maniera “condivisa” una piccola formazione digitale dedicata ai GAS: alcuni semplici strumenti per innovarsi nei flussi interni e nella comunicazione verso potenziali interessati.

Per noi, la partita è aperta… ci vediamo al prossimo AperiTalk condiviso!

Simone Moriconi e Laura Sgreccia[:]