#Innovare #Condividere #Rigenerare

[:it]Gli Hashtag del nostro tempo. E ancora #coworking, #fablab, #socialinnovation  #sharingeconomy, #sharedvalue. Parole di moda, spesso anche un po’ abusate, ma che descrivono il  grande flusso di riorganizzazione di un presente che forse è già futuro, tra ciò che “ non è più” e quanto “non è ancora” per utilizzare le parole che Aldo Bonomi impiega nel saggio “Il capitalismo in-finito”  e che sicuramente rappresentano nuovi modelli, “visioni di una generazione in movimento”, citando il titolo di un appassionato libro, scritto a più voci, i cui curatori abbiamo avuto il piacere di ascoltatore, lo scorso venerdì, all’Informa Giovani di  Ancona, grazie all’evento “Innovare, Condividere, Rigenerare” organizzato dagli amici di PuntoDock.

Proviamo a condividere con la nostra community – perché secondo noi ne vale la pena- alcuni spunti di riflessione che sono emersi proprio dal confronto con alcuni degli autori del libro  “New. Visioni di una Generazione in Movimento” tra cui gli entusiasmati Carlo Andorlini, Luca Bizzarri , Valentina Laterza che, da diversi ambititi d’osservazione e diverse professionalità (amministrative, accademiche, operative, innovative), vivono il lavoro con i giovani;  e con il magnetico Annibale d’Elia, membro dello staff de ì Bollenti Spiriti,  il programma della regione Puglia per le politiche giovanili che dal 2005 ha consentito alle istituzioni locali di riprendere il dialogo con i giovani pugliesi e che ha avuto tanto successo da diventare un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di startup e innovazione sociale; e ancora con gli  arenauti di RENA, l’associazione di giovani che vogliono fare dell’Italia un paese aperto, responsabile, trasparente, equilibrato: tessere di un mosaico, la comunità degli innovatori, che, di la dalle parole e inglesismi che lo descrivono, si  fa sempre più concreto  ed energico, anche se queste energia si spende ancora su traiettorie da legittimare –per lo meno in Italia. 

La riflessione, informale, densa di contributi davvero stimolanti, ha tentato di rispondere alla domanda:

Chi sono coloro (chi siamo noi) che con tanta determinazione e senza rinunciare alle proprie passioni e idee cercano di essere artefici, attivamente partecipi, del cambiamento in atto? In che paradigma si muovono gli attori del cambiamento? Cosa manca a queste energie per essere in qualche modo legittimate?

“I Nuovi” sono giovani (e meno giovani)  che provano a muoversi diversamente in questo tempo complicato e incerto improntando le loro esperienze professionali e di vita in ottica sociale (collaborazione, contaminazione, condivisione, apprendimento tra pari) senza per questo sottrarsi alle responsabilità personali e mettendo in campo “forme equilibrate tra reciprocità e competizione”…

Sono creativi. E non solo perché pieni di estro, ma perché dotati di grande capacità progettuale di immaginare soluzioni e proposte inedite (spesso sospinti proprio dalle necessità e da una grande capacità di osservare con criticità il presente), senza mai smettere di pensare “a cosa ci si potrebbe inventare oggi”…

“I Nuovi” sono partecipi consapevoli del cambiamento e hanno capito che il lavoro non è un’entità che esiste a prescindere (come forse pensa chi continua a ripetere il mantra “non c’è lavoro!”), ma che il lavoro oggi si crea; oggi ci si reinventa, concependo anche lo spazio e il tempo in cui ci si muove  in modo nuovo…

Sono “giovani esclusi dal mondo del lavoro che non aspettano il proprio turno stando in panchina (loyalty), non esercitano azione di voice come accadeva con i movimenti del secolo scorso, ma adottano una strategia propositiva di “exit” (Ivana Pais “New…”)

E il paradigma in cui si muovono è figlio di internet prima ancora che della crisi, delle nuove tecnologie e, allo stesso tempo, dell’esigenza di ritrovare un valore umano e sociale nell’economia.

E questo noi che gestiamo Warehouse lo sappiamo bene: chi ricerca uno spazio di lavoro condiviso –un coworking ( nel senso più “autentico” del termine) – non è alla ricerca  di abbattere i costi di gestione di un ufficio ( o per lo meno non solo): i giovani professionisti che si spostano anche da lontano per vivere la nostra community sono alla ricerca di relazioni professionali ( e umane) che rifuggano la condizione di isolamento –professionale e sociale – tipica del freelance/lavoratore autonomo/autoimprenditore-, cercando di soddisfare quel bisogno di socialità che le dinamiche del lavoro hanno sottratto all’individuo.

Sono uomini e donne dalle competenze elevate che accanto alla voglia di riuscire e di continuare a crescere professionalmente all’interno della comunità, sono in grado di parlare di sviluppo sostenibile del proprio territorio, di cimentarsi nella co-progettazione e in esercizi di intelligenza collettiva con questo obiettivo, senza perdere di vista l’Europa e il resto del mondo.

E’ da questi “Nuovi” professionisti che nasce l’innovazione sociale, “idee nuove ( prodotti servizi modelli) che rispondono a bisogni sociali in maniera più efficace di altri e al contempo creano nuove interazioni e collaborazioni sociali” (Carlo Andorlini).

Ma perché allora “I Nuovi” continuano ad essere “ospiti” delle loro cittadine, borghi , paesi e città? Bravi e compiaciuti, portatori di buoni esempi e buone pratiche, spesso ricordati nei discorsi, specie durante le campagne elettorali, ma poi affatto legittimati? I giovani innovatori che ne ce sono sparsi anche nella nostra Regione non possono essere più solo il target o ricettori di politiche e progetti a loro dedicati, ma devono essere resi partecipi, es essere attivatori dei processi di cambiamento; non solo portatori di bisogni, ma coinvoltoii come portatori di competenze, capacità e nuove esperienze.

“Occorre allentare il freno a mano che trattiene l’innovazione sociale” Carlo Andorlini

“Le vecchie regole spesso non si applicano alle nuove dinamiche sociali ed economiche e rischiano di soffocare le innovazioni sociali e di mercato” (Ivana Pais “New…”)

Tutti gli attori di un territorio vanno coinvolti in questa rilettura del presente; tutti gli stakeholders devono fare la loro parte: la pubblica amministrazione deve cambiare pelle e porsi come facilitatore di questi processi di cambiamento; anche le associazioni “intermediarie” di categoria devono accompagnare le imprese verso nuovi modelli ( di riorganizzazione dei confini aziendali; di gestione delle risorse; ).

E anche uno spazio di coworking come Warehouse può e deve avere un ruolo importante nella creazione di un nuovo sviluppo locale, in quanto hub di competenze e di relazioni nel territorio; per la capacità che la nostra community di “nuovi” ha di creare piattaforme e momenti di confronto; di mediare e facilitare tali processi – seppur con grande fatica- e di attirare a sé, con muove modalità di scambio e confronto, leader e amministratori, imprenditori e giovani rappresentanti di associazioni di categorie; scuole e istituzioni accademiche: l’obiettivo deve essere quello di restituirli al territorio , dopo ogni Barcamp o occasione di incontro informale – in una veste nuova, rendendoli, ognuno nella loro funzione o ruolo,  più capaci e disponibili ad operare insieme; più disposti a spostare le geometrie del potere, perché questa è l’unica strada:

partire dai giovani, dal costruire con loro e la loro enorme capacità creativa e innovativa, percorsi di cambiamento, non solo è possibile, ma forse l’unica strada da percorrere. In gioco non c’è più un progetto specifico, una impresa da far nascere, la risposta a un bisogno di alcuni; tutte cose importanti e legittime. Ma in gioco c’è il futuro delle nostre città e la qualità della vita di chi le abita ora e nel futuro. Forza dunque c’è tanto da fare e si può solo farlo insieme!” (Michele Gagliardo)

New. Visioni di una generazione in movimento.

 

 

 [:en]foto punto dock

 

Gli Hashtag del nostro tempo. E ancora #coworking, #fablab, #socialinnovation  #sharingeconomy, #sharedvalue. Parole di moda, spesso anche un po’ abusate, ma che descrivono il  grande flusso di riorganizzazione di un presente che forse è già futuro, tra ciò che “ non è più” e quanto “non è ancora” per utilizzare le parole che Aldo Bonomi impiega nel saggio “Il capitalismo in-finito”  e che sicuramente rappresentano nuovi modelli, “visioni di una generazione in movimento”, citando il titolo di un appassionato libro, scritto a più voci, i cui curatori abbiamo avuto il piacere di ascoltatore, lo scorso venerdì, all’Informa Giovani di  Ancona, grazie all’evento “Innovare, Condividere, Rigenerare” organizzato dagli amici di PuntoDock.

Proviamo a condividere con la nostra community – perché secondo noi ne vale la pena- alcuni spunti di riflessione che sono emersi proprio dal confronto con alcuni degli autori del libro  “New. Visioni di una Generazione in Movimento” tra cui gli entusiasmati Carlo Andorlini, Luca Bizzarri , Valentina Laterza che, da diversi ambititi d’osservazione e diverse professionalità (amministrative, accademiche, operative, innovative), vivono il lavoro con i giovani;  e con il magnetico Annibale d’Elia, membro dello staff de ì Bollenti Spiriti,  il programma della regione Puglia per le politiche giovanili che dal 2005 ha consentito alle istituzioni locali di riprendere il dialogo con i giovani pugliesi e che ha avuto tanto successo da diventare un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di startup e innovazione sociale; e ancora con gli  arenauti di RENA, l’associazione di giovani che vogliono fare dell’Italia un paese aperto, responsabile, trasparente, equilibrato: tessere di un mosaico, la comunità degli innovatori, che, di la dalle parole e inglesismi che lo descrivono, si  fa sempre più concreto  ed energico, anche se queste energia si spende ancora su traiettorie da legittimare –per lo meno in Italia. 

La riflessione, informale, densa di contributi davvero stimolanti, ha tentato di rispondere alla domanda:

Chi sono coloro (chi siamo noi) che con tanta determinazione e senza rinunciare alle proprie passioni e idee cercano di essere artefici, attivamente partecipi, del cambiamento in atto? In che paradigma si muovono gli attori del cambiamento? Cosa manca a queste energie per essere in qualche modo legittimate?

“I Nuovi” sono giovani (e meno giovani)  che provano a muoversi diversamente in questo tempo complicato e incerto improntando le loro esperienze professionali e di vita in ottica sociale (collaborazione, contaminazione, condivisione, apprendimento tra pari) senza per questo sottrarsi alle responsabilità personali e mettendo in campo “forme equilibrate tra reciprocità e competizione”…

Sono creativi. E non solo perché pieni di estro, ma perché dotati di grande capacità progettuale di immaginare soluzioni e proposte inedite (spesso sospinti proprio dalle necessità e da una grande capacità di osservare con criticità il presente), senza mai smettere di pensare “a cosa ci si potrebbe inventare oggi”…

“I Nuovi” sono partecipi consapevoli del cambiamento e hanno capito che il lavoro non è un’entità che esiste a prescindere (come forse pensa chi continua a ripetere il mantra “non c’è lavoro!”), ma che il lavoro oggi si crea; oggi ci si reinventa, concependo anche lo spazio e il tempo in cui ci si muove  in modo nuovo…

Sono “giovani esclusi dal mondo del lavoro che non aspettano il proprio turno stando in panchina (loyalty), non esercitano azione di voice come accadeva con i movimenti del secolo scorso, ma adottano una strategia propositiva di “exit” (Ivana Pais “New…”)

E il paradigma in cui si muovono è figlio di internet prima ancora che della crisi, delle nuove tecnologie e, allo stesso tempo, dell’esigenza di ritrovare un valore umano e sociale nell’economia.

E questo noi che gestiamo Warehouse lo sappiamo bene: chi ricerca uno spazio di lavoro condiviso –un coworking ( nel senso più “autentico” del termine) – non è alla ricerca  di abbattere i costi di gestione di un ufficio ( o per lo meno non solo): i giovani professionisti che si spostano anche da lontano per vivere la nostra community sono alla ricerca di relazioni professionali ( e umane) che rifuggano la condizione di isolamento –professionale e sociale – tipica del freelance/lavoratore autonomo/autoimprenditore-, cercando di soddisfare quel bisogno di socialità che le dinamiche del lavoro hanno sottratto all’individuo.

Sono uomini e donne dalle competenze elevate che accanto alla voglia di riuscire e di continuare a crescere professionalmente all’interno della comunità, sono in grado di parlare di sviluppo sostenibile del proprio territorio, di cimentarsi nella co-progettazione e in esercizi di intelligenza collettiva con questo obiettivo, senza perdere di vista l’Europa e il resto del mondo.

E’ da questi “Nuovi” professionisti che nasce l’innovazione sociale, “idee nuove ( prodotti servizi modelli) che rispondono a bisogni sociali in maniera più efficace di altri e al contempo creano nuove interazioni e collaborazioni sociali” (Carlo Andorlini).

Ma perché allora “I Nuovi” continuano ad essere “ospiti” delle loro cittadine, borghi , paesi e città? Bravi e compiaciuti, portatori di buoni esempi e buone pratiche, spesso ricordati nei discorsi, specie durante le campagne elettorali, ma poi affatto legittimati? I giovani innovatori che ne ce sono sparsi anche nella nostra Regione non possono essere più solo il target o ricettori di politiche e progetti a loro dedicati, ma devono essere resi partecipi, es essere attivatori dei processi di cambiamento; non solo portatori di bisogni, ma coinvoltoii come portatori di competenze, capacità e nuove esperienze.

“Occorre allentare il freno a mano che trattiene l’innovazione sociale” Carlo Andorlini

“Le vecchie regole spesso non si applicano alle nuove dinamiche sociali ed economiche e rischiano di soffocare le innovazioni sociali e di mercato” (Ivana Pais “New…”)

Tutti gli attori di un territorio vanno coinvolti in questa rilettura del presente; tutti gli stakeholders devono fare la loro parte: la pubblica amministrazione deve cambiare pelle e porsi come facilitatore di questi processi di cambiamento; anche le associazioni “intermediarie” di categoria devono accompagnare le imprese verso nuovi modelli ( di riorganizzazione dei confini aziendali; di gestione delle risorse; ).

E anche uno spazio di coworking come Warehouse può e deve avere un ruolo importante nella creazione di un nuovo sviluppo locale, in quanto hub di competenze e di relazioni nel territorio; per la capacità che la nostra community di “nuovi” ha di creare piattaforme e momenti di confronto; di mediare e facilitare tali processi – seppur con grande fatica- e di attirare a sé, con muove modalità di scambio e confronto, leader e amministratori, imprenditori e giovani rappresentanti di associazioni di categorie; scuole e istituzioni accademiche: l’obiettivo deve essere quello di restituirli al territorio , dopo ogni Barcamp o occasione di incontro informale – in una veste nuova, rendendoli, ognuno nella loro funzione o ruolo,  più capaci e disponibili ad operare insieme; più disposti a spostare le geometrie del potere, perché questa è l’unica strada:

partire dai giovani, dal costruire con loro e la loro enorme capacità creativa e innovativa, percorsi di cambiamento, non solo è possibile, ma forse l’unica strada da percorrere. In gioco non c’è più un progetto specifico, una impresa da far nascere, la risposta a un bisogno di alcuni; tutte cose importanti e legittime. Ma in gioco c’è il futuro delle nostre città e la qualità della vita di chi le abita ora e nel futuro. Forza dunque c’è tanto da fare e si può solo farlo insieme!” (Michele Gagliardo)

New. Visioni di una generazione in movimento.

 

 

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